Egitto, esplode la protesta.
Lo scorso sei giugno un giovane di 28 anni, Khaled Mohammed Said, è morto all’esterno di un internet caffè ad Alessandria d’Egitto. Secondo l’ El-Nadeem Centre, la Ong che ha seguito il caso, Said è stato picchiato a morte da agenti della polizia in borghese. Le immagini in circolazione su internet, mostrano i segni delle percosse sul corpo e sul volto del ragazzo ed in breve tempo sui siti di social networking è cresciuta l’indignazione per l’accaduto. Secondo quanto riportato dagli attivisti per i diritti umani, Said è stato prelevato dall’internet caffè e ucciso di botte perché aveva appena pubblicato un video in cui si documentava un caso di corruzione della polizia. Sabato il ministro dell’Interno egiziano, Habib el-Adly, ha negato il coinvolgimento della polizia nella morte di Khaled Mohammed Said affermando che il ragazzo è morto per un’overdose di farmaci, ingoiata prima dell’avvicinarsi degli agenti. In seguito a questa affermazione la protesta dei gruppi in difesa dei diritti umani si è spostata dal web alla piazza. Ieri, nel centro del Cairo, come riportato dalla Reuters, circa 200 manifestati inneggiavano slogan anti-governativi. Quando hanno provato a sfondare un cordone della polizia sono iniziati gli scontri con gli agenti, come è possibile vedere in questi video. L’Egitto ha prorogato fino al 2011 una legge, in vigore dal 1981, che da ampi poteri alla polizia: è possibile detenere persone per un tempo indefinito senza accusa e limitare la libertà di aggregazione pubblica. Gli attivisti sostengono che la legge è usata per schiacciare il dissenso e Khaled Mohammed Said ne è una vittima.
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da Agostino Loffredi
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